Qualcosa stava cambiando. Ma cosa?

Se hai già letto gli articoli precedenti, forse, non avrai bisogno di questa premessa, tuttavia, immaginando che ci sia chi potrebbe essere qui solo per “oggi”, vorrei riprendere un concetto espresso nel penultimo post: nonostante il percorso di Rolfing stesse avanzando, inizialmente i cambiamenti più profondi erano testimoniati dalle persone intorno a me.

Spesso, infatti, ci manca la capacità di percepire il cambiamento, seppure questo sia in atto. Ne siamo i protagonisti inconsapevoli, ma per fortuna esiste tutto un mondo intorno che ci accoglie e informa, se manteniamo vive le relazioni.

Dopo aver concluso le prime tre sessioni, ricordo chiaramente che ero già certa che avrei voluto partecipare anche a momenti formativi veri e propri, non appena avessi finito il mio ciclo di sessioni. La cosa che principalmente mi impressionò fu che mi trovavo più a mio agio nello stare tra la gente.

All’epoca, erano già quasi sette anni che lavoravo come insegnante nella scuola d’infanzia e, ricoprendo anche ruoli istituzionali in cui dovevo interfacciarmi con le famiglie e parlare a nome della scuola, già dalla conclusione del primo mini-ciclo di sessioni, le tre più superficiali, era possibile per me sentire di essere più padrona delle mie reazioni.

Forse prima nemmeno me ne rendevo conto, ma da lì in avanti fu tutto diverso: era chiaro che, a me, gestire momenti in cui dovevo parlare ad una platea, creava forte stress. Le manifestazioni erano tutte lì, semplicemente prima non ero in grado di coglierle: sudore, batticuore, ancora sudore…
Non dico che trovai subito le modalità per superare questo momento, ma era già importantissima una cosa: me ne rendevo conto.

Andremo ad approfondire presto i meccanismi che si sono attivati o riattivati in me per superare questi momenti. Ti porterò con me in questo viaggio che mi ha portato a scegliere di essere Rolfer a mia volta e, quindi, presto condivideremo anche le mie prime esperienze con le persone che si sono rivolte a me per sperimentare il metodo.

Continua a seguirmi e sempre GRAZIE per il tempo dedicato.

La mia prima volta (…la storia continua!)

Fin dal primo colloquio con il mio Rolfer sentii immediatamente il senso profondo che aveva ciò che mi spiegò!

Dopo la prima sessione avvertii subito il bisogno di tornare: un’ora era come… volata: avevo capito come collaborare con questo tocco particolare e… già finito?! Il mio Rolfer, compiaciuto da questa curiosità, mi congedò ricordandomi che il vero lavoro sarebbe proseguito a casa, con l’aiuto della gravità.

Già dopo la terza sessione capii che il Rolfing era veramente uno strumento didattico potentissimo dal cui percorso potevo imparare moltissimo e, spesso, senza nemmeno sapere di imparare! Infatti, i contenuti di questo apprendimento essendo veicolati dal tocco capace del Rolfer, non erano conditi da retorica, teorie o parole “di troppo”: attraverso questo strumento di comunicazione, il Rolfer istruiva il mio corpo, riportava in esso l’attenzione e la presenza necessarie per comprendere come stare per dialogare meglio con la gravità!

La gente che mi incontrava mi chiedeva cosa mi fosse accaduto: chi mi diceva che sembravo più donna, chi si soffermava sulla ricerca di un qualche particolare estetico cambiato (taglio di capelli, trucco…).
Allora, non stavo ancora del tutto comprendendo che, lavorando quell’ora con il mio Rolfer, che mi insegnava metodi più economici ed efficaci di stare nel mio corpo, anche la mia forma interiore ed esteriore cambiava e, mentre io fluivo con il cambiamento, le persone attente e sensibili intorno a me, attraverso queste “strane” domande proprio perché non sapevano del Rolfing, mi informavano a loro modo che il cambiamento era percepibile anche all’esterno!

Non temere: articolo dopo articolo approfondirò questi anni ed esperienze, quindi… continua a seguirmi! 😉