Rilassarsi sulla poltrona del dentista.

Rilassati… dal dentista. Sembra quasi un paradosso!
In questi giorni ho avuto il piacere di leggere questo articolo di una collega americana, Mary Bond.
Questa che segue è la traduzione del suo articolo originale tratto dal suo blog personale, che ho curato perché potessi leggerla con più immediatezza.

Ti piacerebbe restare rilassato dal tuo dentista? Qui puoi trovare degli spunti da portare nella tua realtà. Felice lettura

Quanto si sente rilassato il tuo corpo quando sei sulla poltrona reclinata del tuo dentista?

Essere rilassati dal dentista per tutto il tempo è possibile?

Cos’è il Rilassamento?

Prima di tutto, cos’è comunque il rilassamento? Come fai a sapere quando sei rilassato? Quali sono le sensazioni nel tuo corpo che definisci “rilassamento”?

Rispondere a queste domande ti può fornire una panoramica sul processo di rilassamento: diventa qualcosa che puoi fare, piuttosto che qualcosa che deve essere fatto a te. Ma ricorda, è necessario che le tue risposte sorgano dalla tua esperienza corporea.

Rotolare per il relax

La mia meditazione preferita per indurre uno stato rilassato nel mio corpo è quella qui sotto. È un vecchio video, ma guardalo e provalo per ottenere il massimo dell’efficacia dalla lettura del resto del post. Ti darà un accesso allo stato rilassato. Metti un po’ di musica dolce e “rotola” per 15 minuti.

VIDEO ORIGINALE https://youtu.be/7IWG6RQpeQc

La pratica del “rotolamento” ti regala un’esperienza intima della relazione che hai con la gravità. Ciò che sperimenti quando ti rimetti in posizione eretta dopo una sessione di rotolamento è pesantezza. Percepisci il peso del tuo corpo. Questa è l’essenza del rilassamento. L’esperienza di spostare il peso del tuo corpo da una parte all’altra, mentre rotoli, cambia la tua esperienza di altri movimenti quando ti alzi e cammini. Diventi più consapevole degli spostamenti di peso attraverso il tuo corpo nei cambi di posizione. Il movimento a livello di caviglie, fianchi e colonna vertebrale può sembrare più fluido, perché sei più rilassato. Potresti sentirti più a terra. Potresti anche sentirti un po’ “moscio”, ma è perché la tua concentrazione sul sentire il terreno ha temporaneamente diminuito la consapevolezza dello spazio che ti circonda. Ovviamente anche la percezione spaziale è importante, ma per ora restiamo concentrati sulla tua relazione con il terreno.

Litania dentale

Ecco la mia lista personale di cose che non mi piacciono (sentiti libero di aggiungere il tuo):

  • Momenti di dolore
  • Anticipazione del dolore
  • Ansia generale, probabilmente legata a ricordi di precedenti esperienze dentali.
  • L’invasione del mio spazio personale da parte del dentista (anche se ho dato il permesso).
  • Troppa attenzione focalizzata rivolta al mio corpo.

Il Momento Dopo

Anche se sono consapevole che irrigidire me stessa e quindi la mia miofascia non mi aiuta di certo a superare un’esperienza spiacevole, trovo comprensibile che il mio corpo sperimenti tensione quando provo dolore.

Ma cosa faccio una volta che il dolore è finito?

Generalmente mi lascio cadere sulla poltrona, ma senza affondare completamente in essa. Rimango in uno stato di anticipazione. È come il momento in cui si pratica il rotolamento, quando hai raggiunto il tuo obiettivo da un lato, ma ti rendi conto di altri punti nel tuo corpo che potrebbero lasciarsi andare completamente. In quel momento di consapevolezza immagina la sabbia in una clessidra o i fiocchi di neve in una palla di vetro, quando arrivano fino in fondo.

La pratica del “rotolamento” ti offre una memoria sensoriale di cosa si prova a rilassarsi e del tuo processo personale nel farlo. Forse ti accorgi di un indurimento nella tua mascella o dell’addome che si attarda a decontrarsi e ha bisogno di speciale attenzione per ammorbidirsi e arrendersi. Questo è ciò che la pratica del rotolamento può insegnarti. Puoi portare questa consapevolezza nel mondo reale, ogni volta che vai dal dentista.

Sicuramente ci sono altri momenti nella tua vita in cui questa consapevolezza potrebbe tornare utile.

© 2018 Mary Bond

Articolo originale:
Relaxing in the dentist’s chair – 2 settembre 2018
http://healyourposture.com/blog/2018/7/11/relaxing-in-the-dentists-chair

——-

Sarò felice sapendo che hai trovato utile questo articolo o che ti sia servito come spunto per un momento di meditazione e mindfulness nel tuo correre quotidiano. Riuscire a riportare lo stato di rilassamento in un posto come la portano del dentista, direi che è un grande successo!
Lascia un tuo commento!

Questi e altri movimenti, potremo esplorarli insieme!
Scrivimi su WhatsApp o chiamami per capire come strutturare un percorso di consapevolezza e benessere: +393383884915

19 maggio 2018, giornata dedicata al Rolfing® per bambini e famiglie.

“La madre manda Jimmy all’asilo e quasi subito la maestra la convoca. Jimmy non può restare; è troppo immaturo per il gruppo. Corre quando gli altri bambini dormono e dome quando gli altri corrono. Grida quando si legge una storia, eccetera.

Conoscete tutti il tipo di problema. La madre non è affatto contenta.

ida-and-baby.jpg
© Photo: Ron Thompson

Jimmy viene sottoposto al Rolfing® e alla fine del ciclo delle dieci ore è in grado di rimanere all’asilo e non ci sono più lamentele. Non sarei sorpresa se ora fosse il più maturo del gruppo di bambini dell’asilo.

Ecco allora qualcosa su cui riflettere: cos’è la maturità?

Se un Rolfer™ allinea una persona in modo appropriato, il suo comportamento corrisponderà di più a ciò che consideriamo maturo. Il sistema funziona sia che il bambino abbia cinque, quindici, venti o cinquantacinque anni. A cinquantacinque non lo definiremmo immaturo: lo chiameremmo nevrotico. Ma è lo stesso problema: è bloccato in una situazione iniziale.

Nella misura in cui allineate il suo corpo secondo la struttura che c’è scritta nel suo tessuto, avrete l’evidenza di un comportamento più maturo.”

Tratto da “Il Rolfing® e la realtà fisica”
di Ida P. Rolf, (New York, 19 maggio 1896 – New York, 19 marzo 1979)

Quest’anno il 19 maggio, in ricordo della fondatrice dell’Integrazione Strutturale Rolfing®, dedicherò la giornata a ricevere famiglie e bambini.

Grazie all’esperienza diretta di 20 anni di lavoro con i bambini, le bambine e le loro famiglie, unita a quella di genitore, più empirica, costruita di giorno in giorno insieme a mia figlia, posso affermare di condividere appieno le parole citate dal libro edito da Astrolabio.

Sarà un piacere per me ricevere GRATUITAMENTE chi vorrà prenotare il proprio colloquio informativo, per valutare insieme la possibilità di intraprendere un cammino insieme e crescere come individui. Gli incontri possono essere concordati anche in data diversa dal 19 maggio, a seconda delle reciproche disponibilità.

Per prenotare è sufficiente mandare un messaggio (anche WhatsApp) al 338 38 84 915 oppure potete scrivere a eleonoracelli.rolfing@gmail.com

Il Rolfing® può aiutare a superare fastidi e problematiche relative alla capacità di movimento derivanti da infortuni o interventi chirurgici

Sono felice di proporvi la traduzione di un articolo postato il 13 ottobre 2017 da Laurie Crosswell, che intervista una cara collega di Asheville, Kate Wilson, Certified Rolfer™

Felice lettura: 

–> La Rolfer™ di Asheville, Kate Wilson, racconta la storia di uno dei suoi clienti più memorabili. Sarah Patten, residente a Montford, si stava allenando per una maratona quando si trovò nei guai. La sua resistenza andava bene, ma doveva fermarsi dopo appena 25 chilometri, incapace di finire l’allenamento, a causa di un forte dolore al ginocchio.
La gara sarebbe stata solo ad una settimana di distanza. Ritirarsi pareva essere una possibilità molto reale e al contempo scoraggiante. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, come ultima spiaggia, decise di provare il Rolfing®, un metodo centrato sul corpo, che aiuta a liberare il tessuto connettivo da possibili restrizioni.

“Solo una settimana dopo, aveva portato a termine la gara senza alcun fastidio e senza alcun problema al ginocchio grazie a quella sessione ricevuta”, dice la Wilson. “Come risultato di quel successo, ha deciso di completare “the 10 series” [il processo vero e proprio del Rolfing® che si basa su un percorso di 10 sessioni] dopo essere tornata a casa. È allora che è iniziato il vero lavoro.”

La Wilson dice che incontra frequentemente persone che non sanno cosa sia il Rolfing®. “Spesso ottengo uno sguardo perso nel vuoto… mentre ne parlo e mi sembra mi guardino come una criminale”, dice. “Allora spiego che è una modalità di educazione attraverso un tocco manuale che coinvolge la fascia, o il tessuto connettivo, e aiuta le persone a sentirsi meglio. …fa in modo che tutte le parti del corpo funzionino bene insieme di nuovo. Alcune persone scoprono di poter ottenere una migliore libertà di movimento e avvertono un fastidio minore dopo un infortunio o un intervento chirurgico”, continua Wilson. “Altri possono migliorare la loro postura e muoversi meglio. Ho clienti che trovano sollievo da qualsiasi cosa, da mal di testa e tensione al collo, a dolore alla spalla e alla cuffia dei rotatori, alla fascite e fascite plantare. Il target dei miei clienti va da yogi, ciclisti, ballerini, corridori, musicisti e chirurghi. Altri sono neomamme, camerieri, gente che si siede ai banchi tutto il giorno, altri che guidano tutto il giorno. Tutti ne possono beneficiare. Il mio cliente più giovane aveva 3 anni e il più anziano ne aveva 87.”

La Wilson dice che il numero e la frequenza delle sessioni dipendono dal cliente. Alcune situazioni o certi problemi richiedono solo poche sedute perché trovino una soluzione, spiega, mentre alcune necessitano più tempo. La serie di 10 sessioni aiuta a stabilire “più equilibrio e sollievo nell’intero sistema del loro corpo”, osserva. “La frequenza media delle sessioni è ogni due o tre settimane.”

Casey Kiernan, un Rolfer™ che si è trasferito ad Asheville in agosto dopo 20 anni di pratica a Rhode Island e Washington, DC, spiega come funziona il Rolfing®: “Quando il corpo è ristretto, è tenuto in disallineamento, questo può creare fastidio e scarsa funzionalità. Il Rolfing® libera le restrizioni nel tessuto, consentendo un migliore allineamento e movimenti più facili, che a loro volta promuovono flessibilità, riduzione dei fastidi e piacere nel compiere i movimenti stessi.”

Kiernan ricorda un’esperienza drammatica nel lavorare con un uomo di 64 anni che era diventato cieco dall’età di 9 anni. “Era molto indipendente e camminava per le strade di Washington DC, ma aveva un modo tutto suo di trattenere la tensione nel suo corpo mentre si muoveva per determinare dove si trovava nello spazio”, dice. “Quando siamo stati in grado di liberare il tessuto connettivo… sentiva di poter camminare con il bastone molto più fluidamente, confidando che il suo corpo potesse rispondere più dolcemente e meno rigidamente alle richieste fossero emerse durante il suo cammino”.

Ma il Rolfing® è doloroso? “Intenso!” è la paola con cui la Wilson lo descrive. “La maggior parte dei clienti arriva dopo aver sentito storie su quanto fa male”, spiega. “Si rendono subito conto che non ho intenzione di portare le persone fuori dalla loro zona di comfort. Si rendono anche conto che quando è così intenso, costituisce allo stesso tempo un sollievo, perché quella zona su cui sto lavorando è l’area ristretta che il cliente ha a lungo desiderato fosse liberata. Molti sono comunque soliti riferire che il Rolfing® ‘fa così male’.”

Aggiunge che i clienti hanno il controllo di quanto possa andare in profondità il lavoro e per questo è necessario comunicare con il proprio Rolfer™. “Onestamente, portando un po’ di attenzione attraverso la respirazione, è possibile sperimentare un senso di liberazione, sollievo e, in definitiva, di rinnovamento”, dice.

Kiernan concorda sul fatto che il Rolfing® non debba essere doloroso, anche se aggiunge che “a volte, quando vengono rilasciate delle restrizioni, c’è una libertà che alcune persone sperimentano come dolore. Questo è simile al fastidio che può verificarsi durante e dopo un allenamento o lo yoga. Mi piace pensare a questo disagio paragonandolo a quello che vive un uccello che sta rompendo l’uovo per iniziare una nuova vita. Le transizioni possono essere meravigliose …o dolorose …o entrambe le cose”. La Wilson dice che una delle principali differenze tra il Rolfing® e il massaggio è che il Rolfing® cerca di accompagnare il cliente alla scoperta della radice del problema – non solo fisicamente, ma anche emotivamente. Ricorda che uno dei suoi pazienti aveva un disturbo da stress post-traumatico dovuto a traumi infantili, che si riflettevano in tensioni nel suo corpo. Il Rolfing® ha cambiato la sua esperienza emotiva e il suo movimento, spiega, influenzando l’allineamento del corpo, la postura e la struttura.

Stacey Brewer, che fa la pendolare per raggiungere lo studio della Wilson, partendo dal nord della Georgia, si è rivolta al Rolfing® dopo essere stata investita da un’auto mentre andava in bicicletta 30 anni prima. L’incidente l’aveva lasciata con un dolore persistente, dice, e stava per la prima volta alimentando la speranza che il suo fastidio potesse finalmente essere alleviato e il movimento ripristinato, soprattutto in quelle aree che avevano sviluppato tessuto cicatriziale. “Molte tecniche possono abbattere i tessuti cicatrizzati, ma è tutto ciò che fanno”, osserva. “La differenza con il Rolfing® è che risolve i problemi alla fonte, e il Rolfer™ essenzialmente ‘cuce’ il tuo corpo di nuovo insieme.”

Paul Huemiller, residente ad Asheville, ha cercato la Wilson per avere un risultato, poiché preoccupata rispetto al peggioramento di un problema alle spalle e al ginocchio. “Avevo provato un massaggio regolare e ho trovato solo un sollievo temporaneo”, dice Huemiller. “Diversi amici e colleghi mi hanno raccomandato Kate e il Rolfing®, perché loro avevano ottenuto risultati.” Heumiller testimonia il beneficio che ha ricevuto: “Oltre all’ovvio sollievo che ancora sperimento, ho acquisito una visione molto profonda del mio corpo. Discutendo e prestando attenzione alle aree su cui Kate sceglie di lavorare, posso vedere che qualcosa, di molto diverso dal dolore, è spesso il colpevole. Questo mi aiuta ad adattare il modo in cui utilizzo il mio corpo fuori dal lettino del Rolfing®, durante le lezioni di yoga, ad esempio. Riesco a vedere l’intera immagine di come la mia pratica influisce molto chiaramente sulla mia salute “. Brewer è d’accordo: “Grazie a Rolfer™ abili e sensibili come Kate, il mio corpo è una versione migliore di se stesso – più equilibrato, più mobile, più rilassato”, dice. “Sia io che mio marito continuiamo a usare il Rolfing® come metodo primario ogni volta che veniamo feriti o che abbiamo dolori fastidiosi causati dall’attività fisica. Ha fatto una profonda differenza in entrambe le nostre vite.” Kiernan sottolinea l’ampia gamma di benefici del Rolfing®: “Abbiamo tutti storie di vita complicate, e trovo che il Rolfing® agevoli il percorso di vita che si sta seguendo attraverso un’accresciuta facilità, meno paura e più gioia a livello fisico, emotivo e spirituale”. Per diventare Certified Rolfer™, bisogna aver ricevuto il ciclo delle 10 sessioni e frequentare la formazione del Rolf Institute® for Structural Integration a Boulder, Colorado o in una delle scuole in Europa (European Rolfing® Association e.V., rolfing.org per maggiori informazioni ) -nota della traduttrice-

La Wilson dice che è stata ispirata a diventare una Rolfer™ all’età di 10 anni in seguito alla testimonianza degli effetti del Rolfing® su sua madre. Per far fronte ad un mal di schiena cronico, la madre ha ricevuto l’intero ciclo di 10 sessioni, e i risultati sono stati immediati e visibili. Ciò ha quindi spinto Kate, suo padre e suo fratello a provarlo. “Ho pensato che fosse stupendo, ciò che sapeva fare il mio Rolfer™”, dice. Anche Kiernan è arrivato al Rolfing® grazie all’esperienza personale. “Ho avuto un incidente in bicicletta in cui sono stato investito da un’auto, e il Rolfing® è stato in grado di riportarmi indietro, prima dell’infortunio”, racconta. “Tutti quei problemi che erano comparsi successivamente a quell’incidente sono andati via per sempre. …Quindi ho notato che c’erano alcuni modelli posturali trattenuti a lungo che avevo portato con me per tutta la vita. Sono stato letteralmente folgorato. Non vedevo l’ora di studiare il Rolfing® ed espandere la mia consapevolezza di come avrei potuto aiutare le persone.” “Le persone ad Asheville si preoccupano della loro salute”, dice la Wilson. “Non importa come usano i loro corpi, la gente di Asheville capisce. Hanno deciso di vivere la vita al massimo, e questo include sentirsi bene nei loro corpi. E non è mai noioso. Ci sono troppi clienti interessanti con percorsi di vita eccitanti. Ne traggo enormi benefici io per prima nel conoscerli e loro sono soddisfatti di aver incontrato me. È la parte migliore del mio lavoro.”

ULTERIORI INFORMAZIONI

Kate the Rolfer
564 Haywood Road, Asheville
828-337-5872
katetherolfer.com
Undercurrents Rolfing Structural Integration
29 Ravenscroft Drive, Suite 309, Asheville

828-772-9929
caseykiernanrolfer.com

Leggi l’articolo originale qui: https://mountainx.com/living/rolfing-targets-pain-and-range-of-motion-issues-from-injuries-surgeries/

Dolore o cambiamento?

Quando qualcuno mi chiama per chiedermi informazioni sul Rolfing, capita che una delle domande sia “é vero che fa male?

Risponderò citando in primis la parole del libro di Ida Rolf “Il Rolfing e la realtà fisica!”, quindi collegando queste parole alla mia personale esperienza:

 

“Il Rolfing è un processo di cambiamento. Se ci opponiamo al cambiamento, sentiamo dolore. Lo stresso avviene con il Rolfing. Se consentiamo al tessuto di rilassarsi, proviamo un senso di calore. Nel caso contrario, si può provare dolore. Il sentimento più diffuso di questa resistenza è la paura di essere sommersi, o l’ansia: ci si può fidare a lasciare andare un modello che ci ha sostenuti per tutta la vita? Gradualmente, il cliente impara ad ascoltare i nuovi messaggi trasmessi dal corpo. Nella misura in cui un corpo diventa più leggero e più libero, possiamo consentire che i vecchi modelli scompaiano. La fiducia nelle nostre capacità cresce e diventiamo più solidi”

Le sessioni centrali, dalla IV alla VII, sono state un perfetto esempio, per me, di questa resistenza di cui la Rolf parla.
Durante queste sessioni, definite “core sessions” o “sessioni profonde”, anche per via dei distretti corporei più profondi interessati dal tocco del Rolfer, non sempre è stato semplice smettere di resistere, anzi… a volte, mi ritrovavo a resistere e diventarne consapevole proprio grazie al dolore.

Penso che tutti noi abbiamo sperimentato nella vita un dolore che, tuttavia, è in un certo qual modo gradevole; così pure abbiamo sentito quanta sgradevolezza ci sia nel soffrire. Quando, tempo fa, scrissi “avevo capito come collaborare con questo tocco particolare e… già finito?!” mi riferivo soprattutto a questo processo di presa di consapevolezza anche attraverso il dolore. Le prime tre sessioni, più superficiali (sleeve sessions), mi avevano preparato a costruire la fiducia nel mio Rolfer e metodi effettivi per collaborare efficacemente dall’interno!

Il respiro, per me, spesso è stata la chiave: attraverso il respiro, potevo dialogare dall’interno e raggiungere la zona in cui lavorava dall’esterno il mio Rolfer; insieme a questo, portavo consapevolezza.

Un ricordo ancor oggi vivido, durante le settima sessione, fu quando con un tocco attento e deciso, il Rolfer istruì i miei scaleni su quanta tensione stessero vivendo. Inizialmente avvertii un dolore atroce: come uno spillo gigantesco che fece uscire una lacrima dal mio occhio destro in automatico. In una frazione di secondo mi domandai, tra me e me, “ma non è che mi si stacca il collo??”.
Ecco, questa domanda repentina nella mia mente, scaturita da quel dolore, mi fece comprendere che dovevo respirare; avevo paura del tocco e resistevo ad esso.

Tirai un profondo respiro per mettermi in contatto con il mio collo e quelle strutture a me sconosciute e cercai di ascoltare cosa stesse comunicandomi quel tocco: il dolore sparì e ciò che sperimentai immediatamente dopo fu la necessità di riaggiustare la mia nuca, sentivo un peso tutto nuovo sulla parte posteriore del cranio. Non appena tornai in piedi ecco un’altra informazione: provai un’immensa sensazione di leggerezza al cranio. Solo con il passare del tempo potei apprezzare che il mio mal di testa (ormai amico e perciò mai entrato nei miei “racconti al Rolfer”… insomma, mi ero dimenticata di convivere con il mal di testa da una decina di anni) se ne andò con quella sessione, con quel respiro e con quel riadattamento alle nuove possibilità che il mio corpo avevo sentito avrebbe potuto avere se le avessi lasciate esprimere.

Dopo l’esperienza del Rolfing, il dolore che una volta mi spaventava è diventato un elemento a cui spesso sento di voler esprimere sincera gratitudine.
In successivi articoli, magari, approfondiremo insieme sempre meglio questo argomento.

A presto. 😉

 

Una scoperta: il Rolf Movement™

Voglio fare un piccolo balzo in avanti, prendendomi la libertà di ritornare a parlare presto delle 10 sessioni strutturali.

Per arrivare a comprendere quanto il Rolfing® mi avesse davvero cambiata lungo tutto il processo, dovetti attendere che la mia determinazione continuasse a spingermi verso la formazione.

Per soddisfare i prerequisiti per l’ammissione al training, infatti, si rendeva necessario avere anche ricevuto il Rolf Movement™.

Nel momento in cui mi affacciai a questo mondo, non sapevo esistesse Rolfing e Rolf Movement. La cosa, pertanto, aldilà dell’essere obbligatoria per la formazione, a me incuriosì proprio!

Il mio Rolfer era anche un Rolf Movement Practitioner, ma poiché volevo diventare io stessa una Rolfer, mi suggerì di fare il percorso di Rolf Movement insieme ad un’altra collega che lavorava in zona. Così feci.

Dei miei appuntamenti di Rolf Movement ricordo soprattutto alcune cose:

  1. La saggezza dimostrata dal mio Rolfer nello spingermi verso un confronto ancor più allargato, aprendomi ad un’altra persona che faceva sempre Rolfing, tuttavia non era lui.
  2. La potenza di questo lavoro funzionale che radicava ancora più profondamente l’esperienza di integrazione strutturale.
  3. Una sessione specifica in cui abbiamo lavorato su un problema di quel giorno particolare, ma ampliandone la prospettiva verso un atteggiamento che, in un certo senso, apparteneva in modo più generale alla mia vita.

Soprattutto gli ultimi due punti potrebbero farti domandare: “In che senso?” …ecco, proverò a spiegarti!

Quel giorno ero arrivata nello studio della Rolfer piuttosto turbata da una discussione in famiglia e mi sentivo malissimo per “essermi negata” attraverso una risposta che, tuttavia, sapevo essere necessaria per il mio benessere.

Perché mi faceva così male aver detto “NO”?

Insieme alla mia Rolfer, con pochissimo tocco volto a cambiare, ma tanto di quello che orienta, suggerisce e incoraggia un movimento, accompagnando l’esperienza con parole e metafore, scoprii che ero appesantita dall’aver detto un “NO” come un servitore, provando vergogna e accorciandomi in me stessa, invece di sentirmi padrona di quella risposta. C’è un NO che va detto per definire il proprio spazio, a volte, e questo non ha propriamente un valore negativo. 

Quando sentii il mio corpo allineato in modo quasi “regale”, dire quel no aveva assunto un valore accresciuto e mandava sia all’interno sia all’esterno un messaggio più coerente. Stavo comprendendo una lezione che mi sarebbe servita per tutti i giorni a seguire.

Quel giorno ebbi un’epifania e capii moltissimo sulla mia efficacia/inefficacia comunicativa e di quanto “funzionassi meglio” se i miei messaggi verbali fossero stati accompagnati da pre-movimenti consapevoli nel corpo. O persino che, prendendomi il tempo per ascoltare come si comportava il mio corpo davanti alle scelte sì/no, di volta in volta, avrei avuto maggiore coscienza della risposta migliore. Il corpo ci parla e, durante il Rolf Movement, scoprii quanto potente possa essere questo dialogo.

Qualcosa stava cambiando. Ma cosa?

Se hai già letto gli articoli precedenti, forse, non avrai bisogno di questa premessa, tuttavia, immaginando che ci sia chi potrebbe essere qui solo per “oggi”, vorrei riprendere un concetto espresso nel penultimo post: nonostante il percorso di Rolfing stesse avanzando, inizialmente i cambiamenti più profondi erano testimoniati dalle persone intorno a me.

Spesso, infatti, ci manca la capacità di percepire il cambiamento, seppure questo sia in atto. Ne siamo i protagonisti inconsapevoli, ma per fortuna esiste tutto un mondo intorno che ci accoglie e informa, se manteniamo vive le relazioni.

Dopo aver concluso le prime tre sessioni, ricordo chiaramente che ero già certa che avrei voluto partecipare anche a momenti formativi veri e propri, non appena avessi finito il mio ciclo di sessioni. La cosa che principalmente mi impressionò fu che mi trovavo più a mio agio nello stare tra la gente.

All’epoca, erano già quasi sette anni che lavoravo come insegnante nella scuola d’infanzia e, ricoprendo anche ruoli istituzionali in cui dovevo interfacciarmi con le famiglie e parlare a nome della scuola, già dalla conclusione del primo mini-ciclo di sessioni, le tre più superficiali, era possibile per me sentire di essere più padrona delle mie reazioni.

Forse prima nemmeno me ne rendevo conto, ma da lì in avanti fu tutto diverso: era chiaro che, a me, gestire momenti in cui dovevo parlare ad una platea, creava forte stress. Le manifestazioni erano tutte lì, semplicemente prima non ero in grado di coglierle: sudore, batticuore, ancora sudore…
Non dico che trovai subito le modalità per superare questo momento, ma era già importantissima una cosa: me ne rendevo conto.

Andremo ad approfondire presto i meccanismi che si sono attivati o riattivati in me per superare questi momenti. Ti porterò con me in questo viaggio che mi ha portato a scegliere di essere Rolfer a mia volta e, quindi, presto condivideremo anche le mie prime esperienze con le persone che si sono rivolte a me per sperimentare il metodo.

Continua a seguirmi e sempre GRAZIE per il tempo dedicato.

La mia prima volta (…la storia continua!)

Fin dal primo colloquio con il mio Rolfer sentii immediatamente il senso profondo che aveva ciò che mi spiegò!

Dopo la prima sessione avvertii subito il bisogno di tornare: un’ora era come… volata: avevo capito come collaborare con questo tocco particolare e… già finito?! Il mio Rolfer, compiaciuto da questa curiosità, mi congedò ricordandomi che il vero lavoro sarebbe proseguito a casa, con l’aiuto della gravità.

Già dopo la terza sessione capii che il Rolfing era veramente uno strumento didattico potentissimo dal cui percorso potevo imparare moltissimo e, spesso, senza nemmeno sapere di imparare! Infatti, i contenuti di questo apprendimento essendo veicolati dal tocco capace del Rolfer, non erano conditi da retorica, teorie o parole “di troppo”: attraverso questo strumento di comunicazione, il Rolfer istruiva il mio corpo, riportava in esso l’attenzione e la presenza necessarie per comprendere come stare per dialogare meglio con la gravità!

La gente che mi incontrava mi chiedeva cosa mi fosse accaduto: chi mi diceva che sembravo più donna, chi si soffermava sulla ricerca di un qualche particolare estetico cambiato (taglio di capelli, trucco…).
Allora, non stavo ancora del tutto comprendendo che, lavorando quell’ora con il mio Rolfer, che mi insegnava metodi più economici ed efficaci di stare nel mio corpo, anche la mia forma interiore ed esteriore cambiava e, mentre io fluivo con il cambiamento, le persone attente e sensibili intorno a me, attraverso queste “strane” domande proprio perché non sapevano del Rolfing, mi informavano a loro modo che il cambiamento era percepibile anche all’esterno!

Non temere: articolo dopo articolo approfondirò questi anni ed esperienze, quindi… continua a seguirmi! 😉

La mia prima volta

Penso che sia giunta l’ora di fare insieme un resoconto per chiarire in che modo il Rolfing avvenga e, quindi, agisca.

Rileggendo le informazioni, ci si perde nella storia e ancora manca il “come”. In più puntate cercherò di farti capire meglio il perché creda tanto in questo metodo.

Della prima volta che entrai nello studio del mio Rolfer ricordo soprattutto la curiosità.
Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma ero lì per la fiducia riposta nella donna che mi disse queste parole:

-un piccolo investimento che mi ha cambiato la vita!-

 “per la persona che sei, secondo me, dovresti provare il Rolfing. L’ho fatto fare anche a XXXX (sua figlia) e lo stiamo facendo adesso anche YYYYY (marito) ed io”.

A me questo bastò per decidere di affidarmi; il resto dovevo e volevo scoprirlo.

In effetti, poiché avevo capito che era un percorso con un valore profondo e un prezzo certamente alto per le mie tasche, prima acquistai un libro: “Il Rolfing e la realtà fisica” (poco più di 10€ di investimento). Definitivamente capii che aveva ragione: ricordate pagina 75, citata in uno dei miei primi articoli?

…continuate a seguire il blog per addentrarvi nell’avventura! 😉

Lavorare con o lavorare su se stessi?

Come forse avrai già intuito, se hai letto altro in questo blog, non mi interessa porre l’accento su eventuali evidenze scientifiche. Piuttosto, mi interessa condividere la mia personale esperienza con chi vorrà curiosare e farsi un’idea di cosa è il Rolfing®.

Torno al Rolfing ogni volta che sento bisogno di connettere me stessa. Di ritrovare consapevolezza.

Lo trovo un mezzo efficace per ordinare la mia struttura. Nel momento in cui ho bisogno di attingere alla mia forza profonda, cerco la mia linea, respiro, ascolto e accolgo ciò che mi limita. Il respiro diventa lo strumento con cui percorro il tragitto che va dalla punta dei miei piedi, radicati al suolo, alla testa, che si orienta e, attraverso i suoi sensi, si espande nelle direzioni del cielo.

Durante il percorso, insieme al mio Rolfer, ho imparato a prestarmi attenzione con consapevolezza.

Sessione dopo sessione, ho dovuto riconoscere i miei limiti, ascoltarli  e trovare un modo efficace per superarli. Ho anche scoperto il coraggio di onorare le mie risorse e utilizzarle consapevolmente. Oggi mi ritrovo che “funziono meglio” e con consapevolezza, ogni volta che attingo a quell’esperienza. Per questo, come premesso all’inizio, le evidenze scientifiche e/o i motivi per cui si ricerca (certamente a ragione!) il perché -o il come- il Rolfing “fa bene” a me non interessano.

Dal 2005 ad oggi sono 12 anni di vita piena di consapevolezza, vissuta con più forza, maggiore attenzione, libertà e certamente più in salute!